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Effettivamente la sua insensibilitр nei confronti delle libertр personali ш estranea alla nostra sensibilitр liberale e tollerante. Chi oggi non si sente rabbrividire al ricordo delle parole con cui Lenin liquidђ la critica che i menscevichi e i socialisti rivoluzionari facevano del potere bolscevico nel 1922? "In veritр, le prediche che fanno i menscevichi e i socialisti rivoluzionari rivelano la loro vera natura: "la rivoluzione si ш spinta troppo oltre(...)". Ma allora noi replichiamo: permetteteci di mettervi di fronte a un plotone di esecuzione per aver detto queste parole. O vi astenete dall'esprimere le vostre opinioni oppure, se insistete ad esprimerle pubblicamente nelle circostanze attuali, in un momento in cui la nostra posizione ш di gran lunga piљ difficile di quando le guardie bianche ci attaccavano apertamente, non potete biasimare altri che voi stessi se noi vi trattiamo alla stessa stregua degli elementi peggiori e piљ perniciosi delle guardie bianche". Questo atteggiamento sprezzante nei confronti del concetto liberale della libertр spiega la cattiva reputazione di cui Lenin gode fra i liberali. La loro tesi si basa soprattutto sul rifiuto della classica contrapposizione marxista-leninista tra libertр "formale" e libertр "reale": come non si stancano di ribadire anche i liberali di sinistra del calibro di Claude Lefort, la libertр ш intrinsecamente "formale", per cui la "libertр reale" equivale all'assenza di libertр. Lenin ш ricordato soprattutto per la sua famosa risposta: "Libertр - sь, ma per chi? Per fare cosa?". Per lui, nel caso appena citato dei menscevichi, la loro "libertр" di criticare il governo bolscevico equivaleva in effetti alla "libertр" di minare alle basi il governo dei lavoratori e dei contadini, a favore della controrivoluzione ... Oggi come oggi, dopo la terrificante esperienza del socialismo reale, non ш forse piљ che evidente in che cosa consiste l'errore di questo ragionamento? In primo luogo, esso riduce una costellazione storica a una situazione chiusa, in cui le conseguenze "oggettive" degli atti di una persona sono completamente determinate ("indipendentemente dalle vostre intenzioni, quello che voi adesso state facendo serve oggettivamente a ...."). In secondo luogo, il suo "oggettivismo" apparente ne copre l'opposto soggettivismo: sono io a decidere il significato oggettivo delle tue azioni, dato che sono io a definire il contesto di una situazione: ad esempio, se io considero il mio potere l'espressione immediata del potere della classe operaia, chiunque si oppone a me ш "oggettivamente" un nemico della classe operaia. Ma ш proprio questa la conclusione del discorso? In che modo funziona di fatto la libertр nelle democrazie liberali? Per quanto la presidenza di Bill Clinton rappresenti alla perfezione la terza via della (ex) sinistra odierna subalterna al ricatto ideologico della destra, il suo programma di riforme dell'assistenza sanitaria costituirebbe comunque, nelle condizioni di oggi, un atto fondato sul rifiuto dell'ideologia imperante del taglio della spesa pubblica: in un certo senso, Clinton avrebbe "fatto l'impossibile". Non c'ш da stupirsi, quindi, che tale programma sia fallito: il suo fallimento - forse l'unico evento significativo, ancorchщ negativo, della presidenza di Bill Clinton - conferma una volta di piљ la forza materiale del concetto ideologico di "libera scelta". Sebbene la grande maggioranza della cosiddetta "gente comune" non fosse adeguatamente informata in merito al programma di riforma, la lobby medica (due volte piљ forte dell'infame lobby degli armamenti!) riuscь a inculcare nell'opinione pubblica l'idea fondamentale che, con l'assistenza medica universale, si sarebbe in qualche modo minacciata la libera scelta in questioni attinenti alla medicina. A questo punto tocchiamo il centro nervoso dell'ideologia liberale: la libertр di scelta, questione di cruciale importanza nelle nostre "societр del rischio" - come le definisce Ulrich Beck - in cui l'ideologia dominante tenta di "venderci" quella stessa insicurezza che ш provocata dallo smantellamento dello stato sociale, spacciandola per l'opportunitр di nuove libertр. Dovete cambiare lavoro ogni anno, facendo affidamento su contratti a breve termine invece che su un lavoro stabile a lungo termine? Perchщ non vedere in questo la liberazione dai vincoli di un lavoro fisso, la chance di reinventare continuamente la propria vita, di prendere consapevolezza di sщ e di realizzare i potenziali latenti della propria personalitр? Non potete piљ fare affidamento sui sistemi pensionistici e mutualistici tradizionali, per cui dovete scegliere una copertura integrativa e pagare di tasca vostra? Perchщ non percepire in questo un'ulteriore possibilitр di scelta: una vita migliore adesso, o una maggiore sicurezza a lungo termine? E se vivete con angoscia un frangente del genere, l'ideologo post-moderno o della "seconda modernitр" vi accuserр immediatamente di essere incapace di assumere la libertр completa, di "rifuggire dalla libertр", in un'immatura adesione alle vecchie forme di stabilitр. Meglio ancora, se questo si iscrive nell' ideologia del soggetto inteso come individualitр psicologica, gravida di capacitр e tendenze naturali, ciascuno interpreterр automaticamente tutti questi mutamenti come risultati della propria personalitр, e non come conseguenza del fatto di essere sballottato come un fuscello dalle forze del mercato. Fenomeni come questi rendono piљ che mai necessario oggi riaffermare la contrapposizione fra libertр "formale" e libertр "reale", in un senso nuovo e piљ preciso. Consideriamo la situazione dei paesi dell'Est europeo intorno al 1990, quando il socialismo reale stava crollando. All'improvviso, la gente si ш trovata catapultata in una situazione di "libertр di scelta politica"senza che le venisse posta la domanda fondamentale: quale tipo di nuovo ordine desiderava realmente? Prima le si disse che stava entrando nella terra promessa della libertр politica; subito dopo, la si informђ del fatto che questa libertр comportava privatizzazioni selvagge, lo smantellamento della sicurezza sociale, ecc. ecc.. La gente ha ancora libertр di scelta, se vuole, puђ tirarsi indietro; ma no, i nostri eroici concittadini dell'Est europeo non volevano deludere i loro maestri occidentali, e quindi hanno perseverato stoicamente nella scelta che non avevano mai compiuto, convincendosi che era loro dovere comportarsi da soggetti maturi, consapevoli che la libertр ha il suo prezzo ... A questo punto si dovrebbe rischiare di reintrodurre la contrapposizione leninista tra libertр "formale" e libertр "reale": il nocciolo di veritр nella caustica replica di Lenin ai suoi critici menscevichi ш che la scelta veramente libera ш una scelta in cui io non mi limito a scegliere tra due o piљ alternative all'interno di un insieme prestabilito di coordinate, ma scelgo invece di modificare quell'insieme stesso di coordinate. L'intoppo nella "transizione" dal socialismo reale al capitalismo ш stato che la gente non ha mai avuto la possibilitр di scegliere l'ad quem di tale transizione: all'improvviso si ш vista catapultata (alla lettera) in una situazione nuova, in cui si trovava di fronte ad un nuovo insieme di scelte prestabilite (puro liberalismo, nazionalismo conservatore ....). Ш questo il senso delle ossessive tirate di Lenin contro la libertр "formale", in questo consiste il loro "nocciolo razionale" che vale la pena di salvare ancora oggi. Quando Lenin sottolinea che la democrazia "pura" non esiste, che noi dovremmo sempre chiederci a chi giova la libertр specifica presa in considerazione, qual ш il suo ruolo nella lotta di classe, Lenin mira per l'appunto a salvaguardare la possibilitр di una vera scelta radicale. In questo consiste, in ultima analisi, la distinzione tra libertр "formale" e libertр "reale": la libertр "formale" ш la libertр di scelta all'interno delle coordinate dei rapporti di potere esistenti, mentre la libertр "reale" designa un intervento che mina alle basi queste stesse coordinate. In sintesi, Lenin non intende limitare la libertр di scelta, bensь conservare la scelta fondamentale. Quando si domanda quale sia il ruolo di una libertр all'interno della lotta di classe, quello che ci chiede ш per l'appunto questo: questa libertр contribuisce alla scelta rivoluzionaria fondamentale, oppure la limita? Lo spettacolo televisivo piљ popolare degli ultimi anni in Francia, con indici di ascolto altissimi, che hanno addirittura doppiato il successo dei reality shows tipo Il Grande Fratello, ш stato C'est mon choix su France 3. Si tratta di un talk show che ospita ogni volta una persona che ha effettuato una scelta particolare, determinante per tutta la sua vita: uno che ha deciso di non indossare mai biancheria intima, un altro che cerca continuamente di trovare un partner sessuale piљ adeguato per il padre e la madre, e cosь via. I comportamenti stravaganti sono ammessi, addirittura incoraggiati, ma con l'esclusione esplicita delle scelte che possono disturbare il pubblico : ad esempio, una persona che scelga di essere e agire da razzista ш esclusa a priori. Non si puђ immaginare un esempio piљ calzante di quello che la "libertр di scelta" rappresenta realmente nelle nostre societр liberali. Possiamo continuare ad effettuare le nostre piccole scelte, a "reinventare noi stessi" compiutamente, a patto che queste scelte non incidano veramente sull'equilibrio sociale e ideologico generale. Per fare una cosa davvero di sinistra, C'est mon choix avrebbe dovuto concentrarsi per l'appunto sulle scelte "spiazzanti": invitare come ospiti persone che fossero razzisti impegnati, cioш persone la cui scelta incide veramente, fa la differenza. Ш anche questo il motivo per cui, oggi come oggi, la "democrazia" ш sempre piљ un falso problema, un concetto talmente screditato dal suo uso prevalente che, forse, si dovrebbe correre il rischio di abbandonarlo al nemico. Dove, come, da chi sono effettuate le decisioni chiave riguardanti i problemi sociali globali? Avvengono nello spazio pubblico, con la partecipazione impegnata della maggioranza? In caso di risposta affermativa, ш di secondaria importanza vivere in uno stato a partito unico, o altro. In caso di risposta negativa, ш di secondaria importanza che si viva in un sistema di democrazia parlamentare e di libertр delle scelte individuali. Quanto alla disintegrazione del socialismo di stato venti anni fa, ш doveroso non dimenticare che, approssimativamente nello stesso periodo, ш stato inferto un colpo durissimo anche all'ideologia dello stato sociale delle socialdemocrazie occidentali, che ha cessato anch'essa di operare come immaginario coesivo delle passioni collettive. L'idea che "l'epoca dello stato sociale ш tramontata" ш ormai largamente acquisita e condivisa. L'elemento comune a queste due ideologie sconfitte ш il concetto che l'umanitр, in quanto soggetto collettivo, ha la capacitр di limitare in qualche modo lo sviluppo storico-sociale anonimo ed impersonale, di guidarlo nella direzione desiderata. Attualmente, tale concetto viene sbrigativamente accantonato come "ideologico" e/o "totalitario": di nuovo, si percepisce il processo sociale come dominato da un Fato anonimo, che trascende il controllo sociale. L'ascesa del capitalismo globale si presenta a noi nelle vesti del Fato, contro cui non ш possibile combattere: o ci adattiamo, oppure la storia ci lascia indietro, ci travolge. L'unica cosa che si puђ fare ш rendere il capitalismo globale quanto piљ umano possibile, combattere per un "capitalismo globale dal volto umano" (questo ш, o piuttosto era, in ultima analisi, la terza via) La nostra scelta politica fondamentale - essere socialdemocratico o cristiano-democratico in Germania, democratico e repubblicano negli Stati uniti, ecc. - non puђ non ricordarci l'imbarazzo della scelta quando chiediamo un dolcificante artificiale in un bar: l'alternativa onnipresente fra bustine rosa e bustine blu, fra sweet'n'low e dietor, e la ridicola pervicacia con cui ognuno sceglie fra le due evitando quella rosa perchщ contiene sostanze cancerogene o viceversa, servono semplicemente a evidenziare l'insignificanza totale dell'alternativa. E lo stesso discorso si ripete per la Coca e la Pepsi. Ancora, ш un fatto ben noto che il pulsante "chiudi porte" degli ascensori ш quasi sempre un placebo assolutamente inefficace, piazzato lь soltanto per dare ai singoli individui l'impressione di partecipare, di contribuire in qualche modo alla velocitр del viaggio in ascensore; ma quando premiamo quel pulsante, la porta si chiude esattamente alla stessa velocitр di quando ci limitiamo a premere il pulsante del piano. Questo caso estremo di falsa partecipazione ш una metafora efficace della partecipazione degli individui nel processo politico della nostra societр "postmoderna" ... Ш questo il motivo per cui, attualmente, tendiamo a evitare Lenin: non perchщ egli fosse un "nemico della libertр", ma piuttosto perchщ ci ricorda i limiti ineluttabili (imprescindibili) delle nostre libertр; non perchщ non ci offra una scelta, ma piuttosto perchщ ci ricorda il fatto che la nostra "societр delle scelte" preclude qualsiasi vera scelta. (traduzione di Rita Imbellone)  567abcd­ЎЏАБВš љ.":"-#4#О%Т%а(н(у(ѕ(џ(),)5)Ÿ*у*А,П,o-q-ы4я4T6_6b6i6;<;>;ялжЦВж­­Ј­Ÿж’‚’‚’‚’‚’‚’‚’‚’‚’‚’‚’‚’‚’‚’‚’‚’‚’6B*CJOJQJ]aJph&&&B*CJOJQJaJph&&&OJPJQJ^J jЂU jU'5B*CJ OJPJQJ\^JaJ ph@@@5B*CJ OJQJ\aJ ph@@@CJaJ'5B*CJOJPJQJ\^JaJph@@@5B*CJOJQJ\aJph@@@/67bcБВ§§эЖээH6kdѕ$$Ifжёџіœ6жџжџжџжџ3ж4жaі6kdQ$$Ifжёџіœ6жџжџжџжџ3ж4жaі6kd$$Ifжёџіœ6жџжџжџжџ3ж4жaі$IflЦ џA;ўВ?;@;A;яИЖ6kdF$$Ifжёџіœ6жџжџжџжџ3ж4жaі$IflЦ џ>;?;@;A;ющCJaJ!B*CJOJPJQJ^JaJph&&&,1hА‚. 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