UN POSTO AL SOLE

di Luca Morselli

La CARITAS di Castiglione in associazione con l’associazione Equatore, che racchiude le CARITAS di Solferino e di Cavriana, ha realizzato un piano di sostegno economico ed educativo chiamato “Progetto Sole”. Il progetto si pone l’obbiettivo di aiutare con mezzi economici e di ascolto le donne sole, che vivono situazioni di difficoltà economica e sociale. Ragazze madri, donne che hanno subito violenze o sono state abbandonate, vittime silenziose di un disagio sociale che le esclude dai canali di assistenza tradizionali, ma con un comune denominatore: sole. Il progetto si avvale della sponsorizzazione di alcuni privati e del sodalizio della Coop, che ha accettato di collaborare con la CARITAS mutuando una parte dei punti-spesa dei propri soci in fondi per finanziare il Progetto Sole, che diventerà operativo probabilmente in primavera.
Segnalare questa iniziativa è il primo passo per allacciare con uno sguardo più ampio tutto il lavoro della CARITAS, e soprattutto il suo l’oggetto di lavoro. Persone e famiglie distrutte, che hanno perso il lavoro e che non riescono a pagare quando va bene l’affitto e quando va male il riscaldamento, l’acqua, la luce, il latte e i libri di scuola dei loro figli. Le famiglie che numerosissime si rivolgono alla CARITAS (più di 850 nel 2004 e più di 60 finora nel solo 2005) non vivono solo problemi economici: la perdita del lavoro e la conseguente impossibilità di usufruire dei più piccoli e necessari bisogni è l’inizio di un circolo vizioso che quasi tutte subiscono e che se non aiutate porta all’annientamento della persona: depressione, violenza, danni fisici e psicologici che a lungo andare rendono emarginati, esclusi, nella totale impossibilità di trovare un lavoro e di portare avanti un impegno, alla deriva sociale e in preda quotidianamente ad una fortissima dose di giudizio di chi invece “ce l’ha fatta”.
Per affrontare un discorso concreto di analisi di questo problema e non scadere in una banale solidarietà del tipo “poveretti, soffrono, li capisco” bisogna cozzare contro questi dati, rendersene conto ed accettare che non sono situazioni di disagio di alcuni, ma un fattore endemico della nostra società, castiglionese e italiana, che sempre più va allargandosi. I poveri non sono i barboni o chi vive sotto i ponti, ma persone “normali” che tentano un inserimento nella comunità senza riuscirci oppure ne vengono buttati fuori.
Anche qui interviene una componente fortissima di giudizio, che diventa a sua volta un enorme deterrente per il reinserimento.
Gli immigrati sono sempre in prima fila nel subire questo processo inarrestabile, ma non sono gli unici; tanti italiani, settentrionali e padani D.O.C. si rivolgono ogni anno ai centri di assistenza.
Castiglione rispetta pienamente i “parametri” nazionali: gli affitti nel nostro comune vanno dai 450 ai 600 euro mensili.
Una cifra che buona parte dei Castiglionesi, italiani, stranieri o immigrati che siano non riesce ad affrontare, specie se si trova in situazioni economiche gravi, senza un lavoro e con sempre maggiore difficoltà a reperirne uno.
Questa è la situazione di Castiglione e da qui dovrebbe partire ogni piano o progetto politico per migliorare la sua realtà. Leggiamo attenti il segnale d’allarme fortissimo che iniziative solidali come questa ci forniscono ogni anno.


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