L’IDEOLOGIA DELLE DROGHE

di Leonardo Tonini

Ogni droga, cioè ogni stupefacente, ha dietro di se un’ideologia, un modo di pensare che rivela il sistema di desideri di chi ne fa uso. Di là del troppo noto fatto che chi usa uno stupefacente non è pienamente soddisfatto della vita che conduce, il drogato, anche quando non è dipendente dalla sostanza, vuole aggiungere un additivo alla sua esistenza. Ogni epoca ha i suoi desideri e quindi la sua droga, si tratta di un modo veloce e efficace per soddisfare i propri bisogni. Tra gli anni sessanta e settanta si diffuse l’acido lisergico, conosciuto come LSD, chi ne faceva uso aveva il dichiarato desiderio di allargare i propri orizzonti mentali. Non si accettava il sistema, cioè la società con i suoi valori e i suoi indottrinamenti e si voleva guardare più lontano, avere un contatto con la natura basato sui sensi e su un idea di fusione tra le potenzialità della mente e quelle del mondo. Era una droga rivoluzionaria, che svegliava la mente e chi ne faceva uso non poteva più rimanere indifferente ai problemi dell’ecologia, alle guerre, alla società repressiva. Tra gli anni settanta e ottanta le cose cambiarono di molto e la droga più diffusa si chiamava eroina. Fu un vero disastro, l’assunzione di questo stupefacente che crea una forte dipendenza e causa danni irreparabili al cervello, si diffuse tra ampi strati della popolazione, complice il basso costo, la facilità di approvvigionamento e una propaganda senza precedenti che spingeva in tutti i modi i giovani e i meno giovani verso questa droga. Libri nefasti come “I ragazzi dello zoo di Berlino” col suo fare blandamente moralista e con le sue attente descrizioni degli effetti di questa droga, hanno avuto il sinistro effetto di creare un’epica dell’eroina. Dietro l’assunzione dell’eroina c’era il senso del non poter cambiare le cose, il fallimento di qualsiasi rivoluzione, la rinuncia, la resa. Chi l’assumeva, rinunciava a qualsiasi responsabilità, si chiudeva nel suo mondo fatto di nulla e, quando era fuori dall’effetto, non pensava ad altro che a procurarsi altra droga. Il comando occulto dietro questa droga era: non impicciarti del mondo, lascia che tutto vada come sempre è andato, cioè male, lascia che chi comanda domini incontrastato, diventa complice della rovina del pianeta con la tua passività. Se l’acido lisergico era una droga rivoluzionaria, l’eroina è di certo la droga più reazionaria dopo la cocaina. Questo stupefacente, considerato fino a qualche anno fa roba per ricchi, sta avendo oggi il suo picco di diffusione, specie in Italia. Sempre più facile da trovare, sempre meno caro, si diffonde a macchia d’olio e ingrassa i grandi spacciatori colombiani e i calabresi (la ‘Ndrangheta) che detengono il monopolio della sua diffusione in Europa. È la droga dell’arrivismo, della felicità a basso prezzo, del successo e della mondanità più patinata. Invece di combattere il potere di chi deturpa il pianeta, chi si fa di cocaina vuole essere come loro, vivere in un mondo effervescente e senza regole, di puro e meschino egoismo. Il consumatore è per lo più un povero e diventa anche sempre più povero ogni dose che compra, ma crede di essere ricco e potente, questa è la sensazione che dà questo tipo di droga. Con la cocaina si perde la timidezza, la parlantina si scioglie, si ha più fiducia in se stessi, si prova un intenso ma effimero benessere. Altro grande pregio è la sua tolleranza sociale, chi ne fa uso, anche per anni, non perde il lavoro, non incita rivoluzioni, non si fa crescere i capelli, non diventa un morto che cammina. La vita del drogato di cocaina è normale, anzi è migliore, si sopporta meglio lo stress, si perdono certe inibizioni, si diventa più pronti di cervello. Ci si trasforma, cioè, in quello che questa società vuole. Il prototipo del cocainomane è il ricco sempre efficiente, di successo, con la battuta pronta, televisivo. Il pensiero che oggi molti ragazzi di sinistra facciano uso di cocaina mi intristisce. Perché sono di sinistra, mi chiedo? Che hanno contro un certo modello continuamente proposto dai mass media se poi fanno di tutto per identificarsi con questo modello? La cocaina crea una forte dipendenza non solo psicologia come si credeva fino a poco tempo fa, ma anche fisica perché lede un delicato meccanismo cerebrale che presiede al senso del limite. Senza questo limite, diventiamo schiavi di abitudini di pensiero e di stili di vita stereotipati. La stimolazione cerebrale che dà questa droga e di tipo superficiale, non creativa, si diventa sì brillanti, ma fermi, congelati. Senza volontà e senza intelligenza creativa la nostra evoluzione è impossibile e questo è spaventoso. L’evoluzione individuale è necessaria in noi come individui per il semplice fatto che il tempo passa e si invecchia. Quando una donna o un uomo arrivano a cinquant’anni, per esempio, e non si sono evoluti, si trasformano in quelle caricature grottesche di adolescenti invecchiati, di mamme che vogliono assomigliare alle loro figlie quindicenni. E a cinquant’anni la vita è ancora lunga, si diventa molto più vecchi ed è ogni giorno più difficile reggere la commedia. A ogni modo, io sono convinto che ognuno sia padrone della propria vita e se qualcuno vuole drogarsi fuggendo in questo modo da una vita altrimenti misera sono affari suoi e di nessun altro. Nessuno ci obbliga a vivere, anche il suicidio non lo vedo più come una cosa orribile, si tratta solo di una scelta. Ma che una nostra scelta ci renda complici del male di questa società oltre che dei narcotrafficanti, porta con se la responsabilità di come va il mondo.