CINEMA CIVETTA

di Dà(vide) Bardini / ibridumb@yahoo.it


La promessa dell’assassino
David Cronenberg
2007

L’interrogativo che mi sorse spontaneo prima di entrare al cinema fu il perché della traduzione del titolo nella versione italiana (“La promessa dell’assassino”?). Decisi di lasciarmi trasportare dall’insostenibile desiderio di vedere il nuovo film di Cronenberg cercando, insieme, di scacciare il terrore che mi deludesse. Quando al secondo minuto di film, nel negozio di un barbiere un ragazzo di quindici anni sgozza un uomo, la cinepresa stringe sul sangue che dal collo copioso schizza sul pavimento e le casse del cinema emettono quello stridulo e gutturale verso di maiale ammazzato, capisco che la mia speranza non è stata disattesa. Come in tutti i suoi film, Cronenberg dialoga da subito con lo spettatore ricordando a chi gia lo conosce, e spiegando a chi no, che nei suoi film si prendono i corpi e si distruggono, si lacerano, si mutilano, si ammazzano, si creano; e tutto questo si fa vedere, senza tagli di montaggio. Londra: Anna (Naomi Watts), un’ostetrica, fa venir alla luce una bambina da una giovane ragazza in condizioni fisiche disperate, che col parto morirà. Decisa a consegnare la neonata ad un parente cerca indizi nel diario che la giovane portava con se al momento del ricovero in ospedale. Scopre così le relazioni che la legavano, come schiava, alla mafia russa di Londra entrando anch’essa in una pericolosa spirale di violenza e ricatto. “Le promesse dell’est” è un noir classico: classico per trama e ambiente; classico per ritmo e punti di svolta a livello di sceneggiatura e classico nei meccanismi del mafia-movie. Nonostante questo Cronenberg adopera il film come involucro, come teatro dove mostrare le sue più consuete tematiche: l’instabilità psichica che infetta il corpo distruggendo i tessuti, i segni immutabili della memoria sulla pelle e la mancata redenzione in funzione della ripida discesa nell’abisso dell’orrore. La grande differenza rispetto al passato è che in questo film, e prima anche in A History of violence (2005), la connotazione dei personaggi diviene molto importante; lasciata quasi ai margini nelle sue precedenti pellicole perché concentrato più sulla distruzionedel corpo, Cronenberg fa un passo indietro e guarda l’attore in modo più grandangolare. In tutto il suo cinema, dal ‘66, aveva compiuto un’operazione “baconiana”, uscendo dai meandri della carne per distruggerne l’integrità dall’interno, ora cerca le cause, i fatti scatenanti di ciò che avviene all’anatomia dei suoi protagonisti e, in fondo, a quella delle sue storie. Costruisce, insieme allo sceneggiatore Steven Knight, quattro personaggi complessi ed unici ispirati ad alcune pagine della letteratura classica e moderna. Stupenda e di ottima fattura la scena della lotta tra Nicholai e i due ceceni nella sauna, con il corpo del protagonista che sbatte pesantemente sulle mattonelle bianche in un delirio anatomico e visivo che fa male anche a chi guarda. Nel teatro del noir, con le poltrone tinte di rosso, uno dei più grandi registi viventi ci presenta il suo Cronenberg Show…
* Il film è in programmazione al Supercinema dal 25 al 28 Gennaio


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