SCOMPENSI CARDIACI IN TELEVISIONE
IL GIORNALISMO SERVILE A LA CASTA POLITICA BLINDATA

di Luca Morselli

Se il giornalismo servile è paragonabile al cane del padrone, ad un guardiano posto in difesa del potere, in Italia è al massimo un cane da riporto o da compagnia. Mentre scrivo quasi tutti i quotidiani presentano in prima pagina la notiziona, ripresa poi dai telegiornali che aprono con accurati servizi a riguardo, dell’esito positivo dell’operazione al cuore subita negli Stati Uniti dal leader della CdL. Così come dopo il malore avuto a Montecatini, pure quello fedelmente riportato da giornali e tg. Uno scompenso cardiaco, pare fosse, dovuto forse al colesterolo forse allo stress emotivo; d’altronde il signor B. lavora tanto, come ci hanno raccontato i giornalisti incaricati di seguire la cosa e dirci poi che i colleghi preoccupati hanno voluto sincerarsi delle condizioni e salutarlo, dopo che è passato a salutare la mamma a portarle dei fiori. Cani scodinzolanti attaccati morbosamente alla gamba del padrone, pronti a leccare affettuosamente e fare salti di gioia per un suo cenno, saluto o ringraziamento. Il dibattito politico-giornalistico è incentrato sulle condizioni di salute proprio di colui che ha lanciato, e ottenuto un successo spaventoso, il modello di comunicazione basato sulla “spettacolarità”, sul fascino della ricchezza, dei soldi facili e della fama rapida; un modo nuovo di far politica che ha modificato radicalmente anche il modo di fare giornalismo affermatosi a partire dalla “discesa in campo” del ’94. Il politico rilascia sorrisi, autografi e strette di mano, relega completamente il rapporto con la cittadinanza al piccolo schermo, rafforzando quella televisione servile ed ignorante, cui l’unico scopo di esistere è raccontare (bene) le gesta degli uomini di potere.

L’idea fondante è che ottenere ruoli di potere e di governo comporti esclusivamente successo, fama ed una enorme presenza tv, senza che a questi siano uniti credibilità e capacità. La televisione non interroga il politicante, inchiodandolo ai suoi errori e alle sue responsabilità, ma ne racconta la vita privata, gli chiede un generico parere contornato da sorrisoni compiaciuti. A proposito di “uso criminoso della televisione” andrebbero in effetti licenziati in tronco Bruno Vespa, Anna La Rosa, Paolo Liguori, Mauro Belpietro, etc. Riflettendo a distanza di mesi ci si ricorda dell’irrompere fragoroso in ogni singolo programma e studio televisivo dei leader dell’Unione nelle ultime settimane prima del voto, con Bertinotti che si ricorda di avere un sacco di amici preti e Fassino, fra una foto della tata e una del collegio, che si dichiara teneramente credente. D’Alema a parlare di barche e Prodi di biciclette. Il modello di Berlusconi è passato, si è rilevato vincente e ogni politico lo ha fatto suo, legittimando le gerarchie con le relative proporzionate presenze tv. L’importante è esserci, mostrarsi alla telecamera, per dare di sé solo l’immagine ovattata, fresca, col trucco e le luci giuste, televisiva.

Un modo di intendere la politica rozzo e mediocre, che parte dal presupposto del popolo ignorante da attirare con la televisione, riducendo del tutto la forza dell’opinione pubblica rendendola sterile utenza. Dall’altra parte una classe politica rinchiusa su se stessa, senza aperture pubbliche, messe in discussione e soprattutto ricambio generazionale. Una casta politica blindata che vive nei privilegi di essere lì, lontana dal paese reale e affezionata alla poltrona. La classe dirigente è ammuffita, non ha più nessun diritto o credibilità per occupare ruoli legislativi o di governo. Sono le stesse persone da 20 anni. La necessità di un ricambio è fisiologica. Non c’è democrazia dove sempre le stesse persone comandano, impermeabili ad ogni crisi, scandalo o semplice evento. Ma come fa ad essere sempre e comunque lì Andreotti? Chi rappresenta Mastella per occupare un seggio ininterrottamente dal ’75? E Amato, già ai vertici del Psi nell’82, vicino a Craxi ai primi venti di Tangentopoli e lesto a prenderne il posto quando si rivelò una tempesta, per poi uscirne immune; già Ministro e Capo del Governo più e più volte, ora Ministro dell’Interno di un governo che si è presentato agli elettori nel segno della discontinuità e della reale alternanza al berlusconismo? Una casta blindata di vecchi, vecchi, vecchi. Sono, come già scritto mesi fa, i Perpetui, quelli che non se ne vanno; vivono in un mondo dorato e comunicano a quelli che pagano loro i lauti stipendi per mezzo della televisione, facendo poggiare l’intera struttura dell’Hestablishment politico, come ha scritto Curzio Maltese in un illuminante editoriale de La Repubblica del 3 dicembre, sul culto fisico della persona. E Berlusconi a fare da perno. Nel vuoto totale politico che regna da ambo le parti, l’ex capo del governo fa da collante, da referente unico. L’Unione, spaccata da troppi partiti, senza un progetto politico chiaro ed unico, vittima dei personalismi e degli egoismi in stile squisitamente italiano e frenata dalla risibile maggioranza, trova una propria ragione d’essere, il punto in comune, in Berlusconi, in questo caso come presunto avversario. Di riflesso la Casa delle Libertà resta alleata in nome della sua leadership. La manifestazione del 2 dicembre a Roma, vuota di contenuti e proposte, ma piena di fascisti ed evasori, aveva proprio lo scopo di ribadire, agli alleati, alla maggioranza e al paese chi fosse il Capo, di affermare violentemente che Berlusconi è ancora il leader.

Ecco perché ogni giornale o tg riporta accuratamente lo stato di salute dei suoi leader, e soprattutto di chi meglio di ogni altro ha saputo fondare la sua politica sulla sua persona. I vari malanni, malori, acciacchi sono il sintomo del decadere della casta blindata della politica. Una Nomenklatura invecchiata con i suoi protagonisti. Le stesse facce, le stesse persone, la stessa classe dirigente, che, naturalmente, invecchia e comincia ad avere guai di salute. Siamo governati da vecchi; non spaventa, o almeno non più di tanto, che siano perpetui, ma pesantemente vecchi; anagraficamente vecchi. Distanti dai nuovi costumi e schemi sociali del paese che dovrebbero governare, ignoranti in quanto a tecnologia, innovazione, ricerca e sogni. Vecchi e malati, con il solito fido cagnolino a leccare e raccontare a tutti quanto bello e bravo sia il suo padrone.


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