NUOVOMONDO

di Ilaria Feole

Per il terzo lungometraggio di Emanuele Crialese la Mostra del Cinema di Venezia si è “inventata” un premio su misura, il Leone d’argento per la Rivelazione. Ora il film è stato selezionato per rappresentare l’Italia nell’ambita cinquina per il miglior film straniero agli Oscar 2007; scelta dettata dall’indubbio valore artistico della pellicola, ma anche dallo spaccato storico che offre dell’epoca in cui “gli immigrati eravamo noi”, ossia gli italiani che partivano in massa per l’America. Protagonista è la famiglia Mancuso (il padre Salvatore, i due figli e l’anziana nonna) che abbandona la Sicilia rurale d’inizio ‘900 per attraversare l’oceano e sbarcare nel Nuovo Mondo. Ma Nuovomondo non è un film sull’America. L’America neanche si vede, è un miraggio, un sogno immortalato nelle improbabili (ma autentiche) cartoline mostrate all’inizio del film. Crialese non ci parla di una terra nuova e sconosciuta, ma piuttosto dell’aprirsi di un’epoca, quella contemporanea, il ‘900; in questo senso Nuovomondo si può intendere più come Nuovosecolo. Il secolo in cui a imporre la propria visione del mondo, della politica, dell’economia, è stata proprio l’America. È quello che ci mostra Crialese nell’ultima parte del film, quando la nave giunge sulle coste americane e gli immigrati vengono trattenuti a Ellis Island, per essere esaminati ed eventualmente respinti. Il regista mette in scena lo scontro inesauribile tra il saldo e radicato buon senso della tradizione e la logica “nuova”, asettica, efficiente, automatizzata, degli Stati Uniti. Tutto ciò che i contadini e pastori siciliani hanno appreso dalla terra e dagli avi non conta più nulla: devono saper rispondere a domande astratte e risolvere test di logica che non hanno alcuna attinenza con la vita pratica. Mirabile la sequenza in cui Salvatore, chiamato a risolvere un puzzle di figure geometriche di legno, invece di incastrarle insieme come si aspettano gli esaminatori, le combina in modo da costruire una casetta con tanto di stalla. Condensato in pochi secondi, c’è tutto l’insanabile conflitto tra la tradizione, il saper fare e saper costruire del Vecchiomondo, e le esigenze di sanità e pulizia richieste dal Nuovomondo, e dal Nuovosecolo: l’epoca dell’igiene, anche mentale. Non c’è spazio per la matriarca dei Mancuso (una straordinaria Aurora Quattrocchi, che ha negli occhi l’infinita saggezza popolare e un attimo dopo lo spaesamento infantile di fronte al nuovo), che viene bollata come “mentalmente inadeguata” e rispedita nel Vecchiomondo; perché la sua mente, perfettamente funzionante e lucida, non è in grado di adattarsi alle nuove logiche, di produttività e razionalità. Crialese si riconferma, dopo Respiro, regista di grande talento visivo; Nuovomondo è affascinante ai limiti dell’ipnotico. Bellissime le sequenze oniriche naïf, che s’inseriscono in equilibrio perfetto col tessuto altrimenti sobrio del film: Salvatore s’immagina di nuotare nei “fiumi di latte” della California, aggrappato alle carote giganti o sommerso dai frutti degli alberi che producono monete. Perfetto il cast; tutti i Mancuso hanno un candore e un’energia genuina e Charlotte Gainsbourg dà vita a una dolente e misteriosa straniera, Lucy. È lei (la signorina “Luce”, come la chiamano gli italiani storpiandone il nome) che passa senza problemi i test degli americani; lei che ha negli occhi la consapevolezza dolorosa di chi al Nuovosecolo ha già dovuto adattarsi.


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