UNA TESTIMONIANZA - ALBANIA, IL PAESE DELLE AQUILE

di Mimoza Shtembari (*)

È una bella coincidenza che stiamo parlando del mio paese, di Albania, in un momento particolare, dopo le elezioni amministrative di domenica 18 febbraio. È un momento importante perché abbiamo bisogno di dimostrare che stiamo facendo quanto è possibile per meritare l’entrata nell’Unione Europea. Capisco che, per tanti, l’ingresso dell’Albania sarà come aprire le porte alla mafia delle armi, della droga e della prostituzione. Questo è giustificabile da un punto di vista - la tv e i giornali ci presentano solo nei casi di cronaca – e dall’altro punto di vista noi albanesi, riflettendo, lanciamo sempre la domanda: ma cosa si sa dell’Albania (SHQIPERIA, nido delle aquile) e degli Albanesi (SHQIPTARE, figli delle aquile)? L’Albania è una terra attraverso la quale, nelle varie epoche storiche, sono passati i legionari romani, le forze delle nazioni confinanti, le truppe dell’impero ottomano, i soldati italiani. È una nazione che, dopo la seconda guerra mondiale, ha saputo resistere alle pressioni dei suoi vicini jugoslavi e greci e che ha costruito un comunismo rigorosissimo. Un paese rimasto fuori dal mondo per quasi 50 anni di dittatura comunista e che oggi, con coraggio, orgoglio e speranza, cerca una soluzione ai mille gravissimi problemi che lo travagliano e lo travolgono. L’Albania era abitata sin dalla preistoria, come hanno attestato vari reperti archeologici. I progenitori degli albanesi sono gli ILIRI, popolazione autoctona che occupava un territorio assai ampio dal Danubio ai Balcani. Oggi si trova nel sud-est dell’Europa nella penisola Balcanica. È delimitata a nord dal Montenegro, nord-est dal Kosovo, a sud-est dalla Macedonia e a sud dalla Grecia. E bagnata dal mare Adriatico e mar Ionio in una costa lunga 363 km. Si trova a soli 100 km dalla Puglia. La lingua albanese è una delle lingue più antiche del mondo, fa parte della famiglia delle lingue indoeuropee e l’alfabeto è quello latino, come anche l’italiano. La capitale Tirana è una città relativamente recente: la sua fondazione risale ai primi anni del 1600 (1614). L’etimo di Tirana è “teheran”, nome che gli fu dato da Sulejman Pasha il fondatore. Fu proclamata capitale solo nel 1920. Tirana è una città molto piacevole che colpisce con i colori vivissimi delle facciate di molti palazzi o locali pubblici (idea del sindaco di Tirana Edi Rama, che è anche un pittore). Nelle strade di Tirana, così come di tutte le città albanesi, ti colpisce il clima di animazione e soprattutto la passeggiata serale che assomiglia a una sfilata di moda. Tirana offre una buona qualità della vita e della tranquillità ai suoi abitanti. Ma con questo non si vuol affermare che oggi in Albania va tutto così bene. L’Albania è un paese in ricostruzione che vive con i risparmi degli emigranti. La mancanza dell’acqua corrente, dell’energia elettrica, le condizioni disastrose delle strade secondarie, la corruzione e la mala sanità, la mancanza di posti di lavoro sono i problemi che i politici e la società albanese devono risolvere. Per dire chi sono gli albanesi vorrei riprendere, in poche parole, cosa hanno scritto il poeta londinese Lord Byron (1810) e quasi un secolo e mezzo dopo lo scrittore italiano Indro Montanelli: gli albanesi sono gente di poche parole, generosi, onesti, di parola e molto ospitali. La casa degli albanesi è la casa di Dio e dell’ospite. L’Albania colpisce per la diversità della natura, con territori incontaminati e un intreccio stupendo tra mare e montagna. Le tradizioni, tra cui la cucina, sono uno specchio della ricchezza del nostro popolo. La cucina albanese è simile a quella greca e a quella turca. È una cucina di terra. Gli antipasti si chiamano “meze”. I piatti nazionali sono riso pilaf, tava e kosit, byrek ecc. Si usa molto la carne di vitello, di agnello e maiale. Alcuni dolci tradizionali sono bakllava, kompekaj (molto simile alla torta greca), shendetlije e shendetpare. La nostra musica ha origini antiche, è stata tramandata dal padre al figlio. Le più importanti sono la musica soft (muzika e lehte) e la musica popolare, che cantiamo e balliamo nelle feste familiari. La cucina e la musica possono essere l’occasione per creare momenti di confronto interculturale dove poterci scambiare opinioni sull’integrazione e la convivenza e, perché no, mangiare e ballare insieme come un solo popolo.

(*) mediatrice culturale linguistica a Castiglione delle Stiviere e nell’area dell’Alto Mantovano e del Basso Garda


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